Cosa è accaduto al Green IT

Green ProcurementRicordate qundo il “Green Computing” era sulla bocca di tutti ? Le aziende ricevevano i premi, virtualizzavano i datacenter e facevano programmi di riciclo delle materie prima.

Nal frattempo i produtori ricevevano la “Energy Star Compliance”, seguendo le linee guida dettate dall’EPA, Green Electronics Council ed IEEE per posizionarsi come produttori Green.

 

Oggi a tecnologia è arrivata a livelli incredibili, riducendo i consumi e aumentando enormemente le prestazioni, ma c’è molto ancora da fare riguardo allo smaltimento e riciclaggio, molti dispositivi ancora in buono stato vengono smaltiti mentre sarebbe molto più semplice ricondizionarli e rimetterli sul mercato.

 

PCS Group sposa la filosofia Green IT

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Oggi voglio parlarvi di una importante azienda della mia zona che esiste da circa 20 anni.

Da dicembre 2015  il suo nuovo brand commerciale PCS Group con l’obiettivo non solo di cambiare nome, il cambio di brand commerciale  è stato il traino per una profonda crescita che li ha portati ad aumentare i servizi offerti oltre che ad aggiungere una ulteriore sede nella regione Marche.

Tra i principali “Nuovi” servizi offerti ci sono Datawarehousing & Business Intelligence e Intranet Document & Workflow.

In particolare è da apprezzare il logor impegno nell’ambito dell’ecologia e del Green IT, sono infatti da molti anni Partner Fujitsu che è stato tra i primi vendor di IT a spingere fortemente sul risparmio energetico.

Nel loro nuovo sito hanno anche creato una nuova sezione “Green IT” staremo a vedere quali novità arrivano da questi amici.

 

 

I requisiti per diventare un Green IT Expert?

Fare risparmiare soldi e ridurre l’impatto ambientale dell’infrastruttura IT: sono questi in soldoni i principali obiettivi dell’attività di un esperto di Green IT. Una professione che, complici la domanda crescente di Green Data Centere in generale di politiche di sostenibilità ambientale all’interno delle aziende, è destinata ad acquisire un ruolo centrale in un mondo sempre più connesso e dominato dalle telecomunicazioni.

Ma quali sono i requisiti da acquisire per diventare un Green IT Expert? A dire il vero, trattandosi di una professione nuova, anzi ancora in gran parte da definire in quanto legata a un settore emergente, non esiste ancora una risposta precisa a questa domanda. Di certo c’è che, in un’Europa attanagliata dalla crisi e con tassi di disoccupazione galoppanti, soprattutto tra i più giovani, offre proprio a questi ultimi una valida alternativa professionale su cui cominciare a riflettere.

Per far fronte all’attuale scarsità di professionisti del settore, uno degli obiettivi chiave del GRIN‐CH Project, finanziato dall’Unione europea, è proprio definire con precisione il loro identikit. Sono allo studio, in particolare cinque profili cui corrispondono determinate skills:

  1. Green‐IT Software Engineer: il suo compito è progettare software ad alta efficienza energetica. È responsabile dell’ottimizzazione ecologica dei progetti di sviluppo dei software, dalla riduzione dell’impatto ambientale degli utenti (attraverso ad esempio l’ottimizzazione del codice e la progettazione di soluzioni che incrementino l’usabilità) ai processi di standardizzazione e all’individuazione delle migliori strategie ‘make-or-buy’.
  2. Green-IT Auditor: è colui che certifica, attraverso un processo di verifica indipendente, l’efficacia delle strategie di Green-IT adottate e/o la loro adozione. Le sue responsabilità sono fornire assistenza a un’organizzazione nella valutazione e implementazione delle pratiche Green-It, identificare i rischi ad esse legate, garantire l’efficacia degli strumenti di monitoraggio e il rispetto dei requisiti e degli standard richiesti. 
  3. Green-IT Consultant: il suo compito è fornire consulenza a un’organizzazione sulle strategie Green-IT più adatte e sui sistemi più efficaci per la loro adozione.
  4. Green-IT Infrastructure and Operations Expert. Le sue principali responsabilità consistono nel contribuire alla progettazione, acquisto, costruzione e gestione di tecnologie a basso impatto ambientale e, al tempo stesso, nel ridurre al minimo il ‘costo ecologico’ dei processi di un’organizzazione attraverso il ricorso a tecnologie efficienti.  
  5. Green-IT Ambassador: è colui che promuove le iniziative di Green IT all’interno di un’organizzazione badando che le parti interessate siano tutte attivamente coinvolte nella strategia e gestendo la comunicazione sui progetti avviati. Tra i suoi compiti anche quello di fornire feedback e monitorare i piani di attuazione.

Questi cinque profili, nella loro versioni definitiva, saranno a breve comunicati su Green Corner.

Green it: basta silicio. Ibm lavora ai nanotubi di carbonio per i pc

Stop al silicio: Ibm ora sta progettando dei computer basati sui nanotubi di carbonio, e ha già dimostrato la possibilità di costruire chip a densità così elevata da contenere circa 10 mila transistor, con potenziale incremento della corrente trasportata.

Questi materiali, fatti esclusivamente di carbonio arrotolato in modo da formare cavi nanometrici, sono una nuova classe di semiconduttori che fino a poco tempo fa erano per lo più una curiosità chimica. Oggi invece sono usati per le loro proprietà che gli consentono di trasferire elettroni ad altissima efficienza.

 “I nanotubi di carbonio […] sono state ampiamente studiati per le loro applicazioni alla microelettronica. Stiamo effettuando i primi passi verso una tecnologia di fabbricazione di transistor di nanotubi di carbonio all’interno di una struttura esterna convenzionale –ha dichiarato in una nota Supratik Guha, Direttore di Scienze fisiche presso il centro ricerche Ibm- La motivazione di lavorare su transistor di nanotubi di carbonio è dovuta alle loro dimensioni estremamente ridotte, che superano i transistor realizzati con qualsiasi altro materiale”.

I nanotubi arrivano infatti a dimensioni inferiori ai 10 nanometri e questo consente di averne molti in uno spazio ridottissimo, con incremento di efficienza nel trasporto di corrente, che potrebbe superare quella del silicio, materiale tra l’altro non del tutto ecofriendly. Tuttavia sono più difficili da manipolare alle grandi densità richieste per essere competitivi.

Ci sono sfide da affrontare, come l’ottenimento di elevata purezza dei nanotubi di carbonio e il loro posizionamento preciso su scala nanometrica –ha concluso infatti Guha- Abbiamo fatto significativi passi in avanti in entrambi”.

La ricerca è stata pubblicata su Nature Nanotechnology.